LABOULE – refugio (Long Song Records, 2013)

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Ci sono dischi lenti, lentissimi. Dischi così rarefatti che sembrano non finire mai, e la loro bellezza è che davvero non vorremmo vederne la fine.
Refugio è uno di questi dischi: quaranta minuti di chitarra pizzicata piano, di rumori sommessi e cani che abbaiano in lontananza, fruscii quasi impercettibili, di quelli che ti accorgi che ci sono solamente quando finiscono. Registrate in una baita sulle montagne valtellinesi con una chitarra, la mano di Lorenzo Monti e poco altro, le canzoni di LABOULE (al secolo Paolo Novellino) sono costruite sopra accordature aperte nell’ottica di una concezione modale della musica. Il che, tolti i paroloni da teoria & solfeggio, vuol dire brani che si avvitano su sé stessi e crescono con una lentezza dolce e inesorabile.
Un disco così bello che incornicerebbe perfettamente tanto una torrida notte agostana quanto una gelida e cristallina giornata invernale.

A proposito di Dan

Siccome parlare di musica è come ballare di architettura ma io non so ballare, qui scrivo di musica. » About

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