Foxhound – Concordia (INRI, 2012)

L’indie-rock è moribondo? Forse. Le chitarrine segate, le armonie a più voci, il charleston in levare sulla cassa dritta hanno rotto? Probabile. È ancora possibile tirare fuori qualcosa di buono da tutto questo? Sì, e ci volevano quattro torinesi giovani, giovanissimi, praticamente ragazzini (insieme non arrivano neanche a cent’anni) per farcelo capire. Concordia è il primo disco dei Foxhound e dentro ci sono: suono brit che un grammo in più metterebbe la nausea e invece è perfetto, arrangiamenti minimi col riverbero di ordinanza, riff ruvidi ecumenicamente distribuiti uno per pezzo, tempi veloci, tre minuti e spicci a brano come si conviene. Non c’è il singolone di spicco, ma neanche sbalzi o incertezze. C’è invece mezz’ora di muscoli tesi, otto canzoni che citano e rimasticano e risputano i numi tutelari del genere, Strokes e Franz Ferdinand in testa, e poi indietro fino ai Television e avanti fino agli Hot Chip e – perché no – ai concittadini Drink To Me, vedi Movin’ Back. Fuori concorso la stralunata di I beat that bitch with her bats, scuola Girls e felice chiusura (anticipazione?) nella maledettamente buona mezz’ora di Concordia.

(originariamente pubblicato su Viva! Varese Magazine, ottobre 2012)

A proposito di Dan

Siccome parlare di musica è come ballare di architettura ma io non so ballare, qui scrivo di musica. » About
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