Bon Iver @ Ferrara Sotto Le Stelle (19.07.2012)

Non scrivo — quasi — mai live report. È un lavoro ingrato: se racconti la tua esperienza finisci per sembrare una fangirl, se fai la disanima pezzo per pezzo ti prendono per l’indiesnob seduto lontano dal palco a prendere appunti e nel migliore dei casi il lettore non si ritrova nel tuo racconto perché – giustamente – i concerti sono sempre un’esperienza molto personale, oltre che collettiva.
Excusatio non petita a parte, giovedì scorso ho fatto trasferta a Ferrara per Bon Iver.  Dentro all’onesto quanto poco romantico Motovelodromo di Ferrara c’è la fiera dell’hipster, come previsto: c’è da star male alla vista di così tanti baffetti, camicie a scacchi, occhiali spessi, pantaloni rivoltati. Ma tant’è, ce lo si aspettava. Opening act i Polica, scelti personalmente da Vernon perché in effetti sarebbero bravi se solo dal vivo osassero un po’ di più invece di limitarsi a suonare quello che c’è sul disco.
Verso le dieci arriva il protagonista, versione canotta, ciccia e barba tagliata male (chissenefrega, potrebbe presentarsi anche in mutande per quanto mi riguarda). La prima metà del concerto se ne va piuttosto veloce, esecuzione quasi sempre perfetta e arrangiamenti egregiamente appesantiti in senso buono dalla formazione a nove elementi.  Nota di enorme merito al light design, uno dei migliori che abbia avuto occasione di vedere. La svolta arriva con una Skinny Love, calata senza preavviso, che ovviamente tira fuori la voce ai quattromila che occupano il Motovelodromo (come ci manca Piazza Castello). Da lì in poi è in salita, con una sentitissima re:Stacks al Rhodes, una bella Calgary e poi la sorpresa di Beth/Rest, così discussa nella versione su disco per il suo piglio anni ’80 e che dal vivo si trasforma in un dieci minuti di botta assoluta (di nuovo, nota di stra-merito alle luci). Non bastasse, l’encore mette lì The Wolves, introdotta da un appello di Vernon a cantare tutti, anche quelli che “I don’t go to concerts and sing, I play with other people to sing”, perché «Fuck that» [applausi]. Quindi giù di what might have been lost e veramente, veramente, veramente brividi. Poi si sdrammatizza con For Emma e via a sdraiarsi sul prato, ché tanto la voce è andata via. Bellissimo.

Setlist
Perth
Minnesota, WI
Michicant
Towers
Brackett, WI
Beach Baby
Hinnom, TX
Wash.
Holocene
Skinny Love
Creature Fear
re: Stacks
Calgary
Lisbon, OH
Beth / Rest

Encore
The Wolves (Act I and II)
For Emma

A proposito di Dan

Siccome parlare di musica è come ballare di architettura ma io non so ballare, qui scrivo di musica. » About
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