Three Steps To The Ocean – Scents (autoprodotto, 2012)

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Dopo un discreto periodo di silenzio tornano i Three Steps To The Ocean: Scents è il terzo titolo della loro discografia, registrato un paio mesi fa alla Sauna da Andrea Cajelli e masterizzato da Alan Douches (Mastodon, Sufjan Stevens, Misfts) al famoso West West Side Music. La durata è modesta (mezz’ora per cinque tracce, più un ep che un album) ma il contenuto è denso: rispetto al precedente Until Today Becomes Yesterday le sonorità ambient calano e le mazzate aumentano. A Scents si possono tranquillamente affibbiare le etichette di sludge, post-rock, post-metal, post-hardcore e qualsiasi altro post-genere si possa tirare fuori dal cappello, ma nel concreto qui c’è un sound sempre più personale e sempre più gutturale, che ti prende insieme alla bocca dello stomaco e dietro la nuca. Ci troviamo praticamente a metà di un’ipotetica scala che va dai Mogwai a Burzum: di qua il post-rock, la pesantezza frammista a pause eteree stile This Will Destroy You, di quelle che ti cullano per qualche secondo e poi ti ributtano sotto il fuoco delle chitarre; di là il simpatico folletto norvegese, ché a prendere quel capolavoro di oscurità che è Filosofem, levare il ronzio costante da male di vivere del black-metal seminale e abbassare un poco la soglia di psicosi non ci si allontanerebbe molto dagli ingredienti di Scents, e cioè i tempi lenti e stiracchiati del doom, la pesantezza assordante, le incursioni ossessive di synth e poi anche le urla, quelle di Federico Pagani in prestito dai Dyskinesia per Zilco. Da ascoltare preferibilmente di notte, durante un temporale.

Cosa importante: Scents è disponibile (insieme agli altri due titoli della band) in versione digitale in modalità name-your-price, da zero in su. Arriveranno anche vinile e cd, ma nel frattempo il gruppo chiede una cosa semplice: condividere, condividere, condividere. Condivido.

(originariamente pubblicato su Viva! Varese Magazine, maggio 2012)

A proposito di Dan

Siccome parlare di musica è come ballare di architettura ma io non so ballare, qui scrivo di musica. » About
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