Davide Buffoli – Prices (autoprodotto, 2010)

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Sono passati ben otto anni dall’esordio con Screaminlike a child, ma Davide non è rimasto fermo per molto. «Un disco è per sempre: una volta che l’hai pubblicato non puoi cambiarlo, resterà così com’è» e quindi giù la testa e in studio a lavorare su testi, suoni e arrangiamenti. Il risultato è Prices, che a volerci mettere l’etichetta è un disco soft-rock, bello deciso e insieme pop quanto basta. Il sound trasuda Tom Petty, John Mellencamp, e poi Springsteen, i Boston e, perché no, un po’ di Journey. Non solo vecchia guardia, però: Ryan Adams approverebbe, per non parlare dei Counting Crows. Se poi ascolti bene, fra le chitarre e le valvole cariche (perché che rock sarebbe senza chitarre e valvole cariche) c’è nascosto pure qualche accenno modernista: un poco di synth e drum machine leggeri leggeri, un poco di chitarrina col delay à la The Edge, un poco di riverberi che sembrano quasi new wave. Risultato finale molto Nineties, nel senso migliore del termine. Arrangiamento curati per testi importanti: amore, abbandono, ribellione e cose rock. C’è pure una sorta di leitmotiv, una costante: perché Davide, fondamentalmente, cade. Caduta nel senso di sensazione del vuoto, caduta sentimentale, caduta nell’incertezza, caduta di quelle che poi ti rialzi. Davide canta di cadere in 5-4 P.M. e poi ancora in fondo, quando spunta un inaspettato e clemonsiano solo di sax nella eloquente (quasi didascalica) Reason to fall. La medicina, no, il paracadute lo trovi tornando un attimo indietro, ché scavalcati diciannove (concettuali?) secondi di silenzio ti imbatti in New Generation, il manifesto morale, la dichiarazione di intenti, la “rock n’ roll song for the new generation”. It’s only rock n’ roll but I like it. Per il resto si passa dalla cangiante Sleeping when the birds are singing al divertissement pop-rock di Hollywood Pop Comedy, dalla bella ballata country weastcoastiana di Sweet Jenny Blue, con la pedal steel che ci mette il blues e la fisarmonica che dà il folk, alla spingsteeniana (ma tanto spingsteeniana) title track. Un disco formalmente impeccabile, che si salva dai manierismi perché tradizionale e non tradizionalista. Un disco rock, insomma.

Info: davidebuffoli.com

(originariamente pubblicato su Viva! Varese Magazine, marzo 2012)

A proposito di Dan

Siccome parlare di musica è come ballare di architettura ma io non so ballare, qui scrivo di musica. » About
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